Passeggiare in bici per Roma

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Il tempio si componeva di tre parti: al centro era una corte rettangolare allungata nel senso e pressappoco nel luogo dell’attuale via del Pie’ di Marmo (in corrispondenza del cui inizio un arco quadrifronte d’età adrianea, alto m 21 e largo 11, metteva in comunicazione il tempio con il portico di Meleagro dei Saepta); a nord s’allungava un viale monumentale, che iniziava dall’ingresso principale del recinto templare all’altezza dell’odierna via del Seminario, fiancheggiato da una serie di piccoli obelischi egizi; a sud, in corrispondenza della chiesa di Santo Stefano del Cacca, era il tempio vero e proprio posto al centro di un emiciclo porticato (alcuni degli obelischi del viale, alti circa m 6, ritrovati in varie circostanze sono ora collocati in diversi luoghi di Roma: in piazza della Minerva e in quella della Rotonda, a Villa Celimontana e sul monumento dei Caduti di Dogali in viale L. Einaudi; uno, invece, dopo essere stato per qualche tempo nel giardino di Villa Medici, fu poi trasportato in quello di Boboli a Firenze; un altro, ma ricomposto con frammenti di due o tre diversi, si trova ad Urbino davanti al Palazzo Ducale).

L’Iseo Campense fu forse costruito per la prima volta nel 43 a.C. dai triumviri Ottaviano, Antonio e Lepido, poi (a causa della guerra contro Antonio e Cleopatra) abbandonato sotto Augusto e quindi forse smantellato da Tiberio; ricostruito da Caligola e bruciato nell’incendio dell’80 d.C., fu rifatto più grandioso da Domiziano e infine restaurato da Alessandro Severo. Esso era riccamente ornato di statue d’età faraonica e tolemaica o d’imitazione romana, molte delle quali, ritrovate, sono ora disperse in vari musei (Vaticani, Louvre e soprattutto Museo Capitolino) mentre sul posto, all’inizio di via di Santo Stefano del Cacco (ossia del «macaco», come fu chiamata popolarmente una statua del dio Thot con la testa di cane ivi ritrovata e scambiata per una scimmia), rimane un grande piede di marmo con calzare forse appartenuto a una statua di culto (così come a una statua dell’Iseo è da riferire il colossale busto marmoreo femminile, noto col nome di Madama Lucrezia, che fu una delle «statue parlanti» della Roma papale, Ora all’angolo di piazza San Marco contro il Palazzo Venezia, e da identificare proprio con Iside per via del caratteristico nodo della veste sul petto).

Sulla piazza del Collegio Romano proprio nel sito dov’è oggi l’ex chiesa di Santa Marta, a destra, era il tempio di Minerva Chalcidica, rotondo, d’età domizianea, il cui ricordo è rimasto nel nome della non lontana chiesa di Santa Maria «sopra Minerva».

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