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Il discorso aperto con il documento: Johannes Kepler e la nuova
astronomia
è molto vasto: oltre alla biografia dei personaggi, di notevole spessore, in
quel periodo e negli anni immediatamente successivi furono definitivamente
smantellate da Galileo le teorie sull'Universo che da Aristotele a Tolomeo erano
sopravvissute per quasi due millenni.
Finalmente la logica e la razionalità della scienza aveva sostituito le tesi
sostenute da una errata trasposizione delle verità religiose alla essenza
dell'Universo.
Soprattutto secoli bui che seguirono la caduta dell'Impero Romano, porre l'uomo
e la sua terra al centro del mondo era molto più facile da credere, piuttosto
che ammettere che noi abitiamo nel terzo pianeta che ruota intorno al Sole con
dei movimenti che non sono neanche così perfetti come le astruse leggi
Tolemaiche volevano dimostrare.
Non fu facile affermare questi nuovi e sconvolgenti principi astronomici: prima
Copernico, poi Keplero ed infine soprattutto Galileo dovettero adattare e qulche
volte anche abiurare quello che appariva così evidente ai loro calcoli ed alle
loro osservazioni.
Oltre al libro citato nel primo documento,
Keplero è ancora forse più note per le sue tre leggi, riportate anche nella
mia pagina sui pianeti
e sul Sistema Solare.
Le prime due leggi provengono dalla Astronomia nova: Queste due leggi furono
ricavate studiando il moto di Marte (De
motibus stella Martis è infatti il sotitolo dalla Astronomia nova)
e fu poi estesa anche agli altri pianeti.
La terza legge fu invece introdotta da Keplero in “Harmonices
mundi” scritta
nel 1619, alla continua ricerca di trovare un ordine matematico
dell'Universo, riconducibile ad una espressione divina di perfezione:
- Le orbite dei pianeti sono delle ellissi delle quali il Sole occupa uno
dei fuochi.
- I pianeti nella loro orbita attorno al Sole descrivono aree uguali in
tempi uguali. Ciò vuol dire che un pianeta si muoverà attorno al Sole
tanto più lentamente quanto più esso è lontano dal Sole.In base alla
seconda legge la velocità di un pianeta al perielio, è dunque superiore a
quella all’afelio.
- Il rapporto tra i quadrati del periodo di rivoluzione dei pianeti attorno
al Sole ed il cubo della distanza tra essi ed il Sole (semiassi maggiore) è
costante.
Queste tre leggi
sono di importanza fondamentale per il calcolo e lo studio
di elementi in orbita intorno ad altri di massa considerevolmente più grande.
Keplero attribuì ad una forza magnetica emanata dal Sole, direttamente
proporzionale alla velocità di rivoluzione, la propulsione per il movimento dei
pianeti, mentre solo successivamente con Newton fu trovata la corretta relazione
tra forza gravitazionale e distanza.
Ciò nonostante ancora oggi trovano applicazione anche nelle tecnologie più
evolute come il sistema GPS, ove i parametri orbitali di Keplero permettono di
determinare la posizione in 3 dimensioni dei satelliti necessari per il
funzionamento del Sistema.
La prima Legge di Keplero
Una delle tesi sostenute dalla Astronomia Aristotelica e Tolemaica era quella
che i moti e delle geometrie perfette: la Terra era al centro dell'Universo
ed i pianeti si muovevano attorno ad essa con orbite circolari.
Non credo ci sia bisogno di dimostrare che sono i pianeti a ruotare attorno al
Sole, mentre invece potrebbe essere interessante fare un tentativo per
giustificare forma ellittica e non circolare delle orbite dei pianeti.
Una ellissi è caratterizzata da due fuochi: tanto più essi sono distanti in
rapporto al diametro maggiore, tanto più l'ellissi si discosta dal cerchio ed
appare schiacciata.
Nel Sistema Solare il Sole occupa uno dei fuochi dell'Ellisse, mentre l'altro
fuoco è vuoto.
L'eccentricità di una ellissi è data dal rapporto tra la differenza tra la
distanza maggiore dal fuoco (apogeo orbitale ra) meno la distanza minore
(perigeo orbitale rp) diviso la loro somma: ovvero e = (ra - rp)/(ra + rp).
Se i due termini ra ed rp sono uguali si ottiene una frazione con numeratore
uguale a zero, quindi nulla. Se invece ra è molto più grande di rp la frazione
tende ad 1.
Quindi un pianeta con una eccentricità dell'orbita vicina a 0 compie una
traiettoria simile a quella circolare.
| |
Mercurio |
Venere |
Terra |
Marte |
Giove |
Saturno |
Urano |
Nettuno |
Plutone |
Cometa di Halley |
| e |
0,20561 |
0,0068 |
0,01675 |
0,093 |
0,048 |
0,056 |
0,047 |
0,009 |
0,250 |
0,967 |
| Distanza dal Sole (U.A.) |
0,39 |
0,72 |
1 |
1,52 |
5,20 |
9,5538 |
19,19 |
30,061 |
39,53 |
6 - 35 |
| Inclinazione rispetto all'eclittica |
7° 0' |
3° 23' |
0° 0' |
1° 51' |
1°18' |
2° 29´ |
0° 46' |
1° 46' |
17° 10' |
161o,9598 |
Se si assume un valore del perigeo uguale ad 1, dalla tabella si ricava che
le eccentricità dei pianeti sono comprese fra un apogeo di 1,015 per Venere ad
uno di 1,67 per Plutone (un ellisse piuttosto schiacciata)
Il valore e di 0,967 per la Cometa di Halley porta ad un valore
dell'apogeo di 60 volte più grande rispetto a quello del perigeo!!!
Alti valori di eccentricità per i pianeti sono tipici di Mercurio ed in misura
minore di Marte. Si nota una notevole regolarità dell'orbita di Nettuno, pur
essendo quasi ai confini del Sistema Solare.
All'opposto Plutone ha un'orbita così ellittica che in alcuni periodi è
interna a quella di Nettuno. L'eccentricità dell'orbita e la sua forte
inclinazione rispetto a quella degli altri Pianeti fanno supporre che Plutone
non si sia formato alla stessa epoca degli altri Pianeti, ma abbia avuto una
genesi diversa. Inoltre Plutone è un pianeta roccioso, mentre a partire da
Giove fino a Nettuno, i Pianeti sono dei giganti gassosi.
Si potrebbe ipotizzare che l'eccentricità dell'orbita dei Pianeti sia dovuta a
fenomeni perturbativi esterni oppure all'effetto di perturbazioni gravitazionali
del Sole, come nel caso di Mercurio. Mercurio ha anche una inclinazione
dell'orbita piuttosto accentuata che sembrerebbe confermare questa ipostesi.
Si nota anche la notevole eccentricità dell'orbita di Marte, soprattutto
rispetto a quella dei Pianeti interni: questa eccentricità è stata quella che
ha prima tormentato per anni Keplero e poi lo ha portato alla formulazione delle
sue famose leggi.
Anche Marte è un pianeta particolare: è l'ultimo roccioso (escluso Plutone) e
cosa ancora più singolare tra la sua orbita e quella di Giove troviamo un
vuoto.
La sequenza della distanza dei Pianeti di Titus-Boode: 0,5 - 0,7 - 1 - 1,6 - 2,8
- 5,2 - 10 - 19,6 - 38,8 è abbastanza ben riprodotta nella tabella con le
distanze dal Sole dei Pianeti.
Fanno eccezione per differenze di oltre il 25% Mercurio e Nettuno e soprattutto
Plutone che si trova addirittura al posto di Nettuno! E dalla sequenza di
Titus-Boode manca un pianeta alla posizione 2,8 tra Marte e Giove: in questa
posizione si trova invece una fascia di Asteroidi più o meno grandi, forse gli
unici testimoni di una immensa catastrofe cosmica primordiale.
Per ultima la Cometa di Halley, quasi certamente formata in epoche diverse da
quelle dei pianeti orbita intorno al Sole con distanze che variano dalle 6 alle
35 volte quelle della Terra, ovvero approssimativamente come Giove a Perielio e
come Plutone all'afelio: è stata osservata la prima volta nel 1531 e l'ultima
nel 1986.
Il prossimo passaggio è previsto per il 2061: auguri a tutti quelli che
potranno vederla!
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